sabato 23 giugno 2007

Dai sogni della vigilia a un epilogo che sa di beffa: il campionato della Reggiana(reporter.it)

Dodici mesi risolti in un secondo. Quando, al 47'30” della ripresa della finale di ritorno con la Paganese, la palla deviata dal centrocampista campano Izzo è rotolata in fondo sacco, è finito in frantumi un anno di fatiche e sogni, di tribolazioni e speranze. Di secondi alla fine del match ne mancavano appena 150, lo 0-0 avrebbe regalato la promozione ad una Reggiana gagliarda (almeno nella versione da play-off) e fiumi di entusiasmo ad una piazza da troppo tempo in crisi d'astinenza da gioie. Verdetto amarissimo, ma da accettare. La Reggiana resta in C2, in attesa di un possibile ripescaggio, ancora tutto da verificare. Epilogo romanzesco, dunque, per una stagione schizofrenica, caratterizzata da una serie di alti e bassi da voltastomaco. Una traiettoria sinusoidale, quella granata, segnata da picchi di entusiasmo e clamorosi flop, da discese ardite e le risalite, per dirla con Mogol-Battisti. E ora che è finita, ripercorriamola tutta, prima di archiviarla definitivamente.

SOGNI DI MEZZA ESTATE
In luglio la Reggiana sale nel ritiro di Civago accreditata, almeno sulla carta, tra le favorite del campionato: nonostante qualche mugugno (i mancati arrivi di Pagani e Pensalfini dal Sassuolo), l'organico a disposizione di mister Luciano Foschi ha le credenziali giuste per un torneo di vertice. Del resto la società, attraversata da qualche mal di pancia tra gli azionisti, ha dichiarato pubblicamente di volere la C1.
L'Italia ha appena alzato la Coppa del Mondo nel cielo di Berlino, nella calura della pianura padana il popolo granata sogna finalmente una stagione normale, con una società sana, tanti giovani nostrani da far crescere e un'atmosfera un po' più serena al Giglio.
SUBITO GRANE, ECCO PANE
Durate il calcio d'estate, tra amichevoli e Coppa Italia la nuova Reggiana stenta a decollare e il cammino è subito in salita anche in campionato. Vittoria al debutto a Rieti, scialbo 0-0 in casa con la matricola Boca San Lazzaro, sconfitta a Gubbio. Dopo sole tre partite, mister Foschi è già al capolinea. Due mesi di lavoro non sono bastati alla Reggiana per trovare un'identità di gioco e soprattutto una condizione fisica accettabile. Ma sembra soprattutto la testa dei giocatori a non girare.
La piazza è in subbuglio, la società è nervosa, delusa dai risultati e alle prese con i soliti problemi di capitale e di convivenza tra le sue tante componenti. Il 24 settembre la matricola Rovigo espugna il Giglio e per Foschi scatta l'esonero. Mentre Lucianone se ne va lanciando pesanti accuse ai dirigenti, al suo posto subentra Alessandro Pane, 39 anni, reduce da due buone annate a S. Croce sull'Arno.
CAOS IN SOCIETA'
Il nuovo tecnico prova a farsi spazio tra le macerie, ma non è facile. Debutto da tre punti a Bellaria, pareggio interno col Poggibonsi e nuova sconfitta a Pagani. La Reggiana fatica ancora a esprimere un gioco, mentre arrivano timidi segnali di ripresa sul piano del carattere, come dimostra la doppia per quanto sofferta rimonta con la Viterbese al Giglio.
Impazza nel frattempo il risiko societario: si vocifera di un disimpegno anticipato da parte dei big di Industriali e Legacoop, si affacciano nomi nuovi per la stanza dei bottoni, ma sono per lo più candidature prive di fondamento. Arrivano anche le clamorose dimissioni dalla carica di amministratore delegato di Fiaccadori, che prende le distanze dai dissidi in seno al club e dalla metodologia con cui i maggiorenti della società hanno gestito nelle ultime settimane la questione della cessione delle quote di controllo.
Alla tempesta segue tuttavia il sereno. Assindustria e Legacoop sgombrano il campo da tutte le illazioni e annunciano che andranno avanti alla guida della Reggiana, aperti sì a nuove forze purchè con credenziali serie e affidabili. Si va dunque verso la ricapitalizzazione, alla quale saranno invitati anche i soci fondatori.
LA RISURREZIONE
Ma la svolta novembrina è duplice. Sul campo la cura Pane - efficace tanto sui muscoli quanto sui neuroni dei giocatori - comincia a farsi sentire e i granata iniziano ad inanellare una serie di risultati positivi. Dopo oltre sette mesi cade anche il tabù Giglio grazie alla doppietta del nuovo acquisto Martinetti che stende il Castelnuovo Garfagnana.
La Reggiana è finalmente da applausi. Rinforzata nell'organico (decisivo l'ingaggio dell'esperto difensore Rossini), aggiustata tatticamente da Pane e trascinata dall'esplosione del baby Catellani e dalla verve di Cingolani, la squadra va maturando gara dopo gara, mettendo punti preziosi in cascina e dispensando dosi industriali di carattere e orgoglio anche nelle situazioni più delicate. Come a Ferrara, dove è capace di rimontare addirittura il doppio svantaggio nei confronti della capolista.
L'apoteosi il 17 dicembre al Giglio, con la vittoria sulla Cisco Roma che regala alla Reggiana il terzo posto in classifica. Archiviato il clamoroso scivolone (0-4) prenatalizio di Monte San Savino, il girone di ritorno inizia alla grande, con tre vittorie consecutive su Rieti, Boca e Gubbio. I granata sono poi ospiti della capolista Rovigo: può essere la gara dell'aggancio in vetta, ma il match viene rinviato per i fatti luttuosi di Catania.
LA CRISI DI PRIMAVERA
Nel frattempo arrivano altri rinforzi prestigiosi dal mercato, i centrocampisti Grieco e Maschio. La rosa a disposizione di Pane, già di prim'ordine, si presenta ora quasi da categoria superiore, tuttavia proprio in questo frangente si manifestano i primi segnali di appannamento: 0-0 in casa col Bellaria, brutta sconfitta a Poggibonsi, prima dei due rinfrancanti successi contro Paganese e Viterbese che rilanciano la squadra ai vertici della classifica.
Ma a questo punto nel meccanismo granata qualcosa si inceppa inspiegabilmente: il beffardo 1-1 interno con la Carrarese dell'11 marzo è il primo di una serie di ben sette pareggi consecutivi (compreso il 2-2 nel recupero di Rovigo, il 18 marzo, con i granata sopra di due reti), che palesano evidenti difficoltà sul piano del carattere, del gioco e soprattutto una preoccupante sterilità offensiva.
PLAYOFF: SVANITI, RIACCIUFFATI, DOMINATI
Mentre svanisce il sogno della promozione diretta, la crisi culmina tra aprile e maggio con il k.o. interno per mano della Spal e la successiva sconfitta sul campo della Cisco. I play-off, che sembravano scontati, alla vigilia dell'ultimo turno sono diventati una chimera. Avviene tuttavia un piccoli miracolo calcistico: la Reggiana supera in casa una Sansovino senza velleità e contemporaneamente cadono Rovigo e Castelnuovo. Nuzzo e compagni acciuffano così in extremis il quinto posto, quando non ci credeva più nessuno.
Un segno del destino, che la Reggiana accoglie e tesaurizza nel modo migliore, trovando da chissà quale fonte le forze per cambiare radicalmente pelle e presentarsi agli spareggi con ben altro nerbo rispetto ai due mesi precedenti. La semifinale contro la Cisco non ha storia: 1-0 al Giglio (in rete Gozzi) e stesso punteggio al Flaminio (Ingari), con i capitolini surclassati in lungo e in largo e alcuni elementi come Grieco, Maschio e Caselli (rientrato nell'undici titolare con I gradi di capitano) che appaiono letteralmente trasformati.
EPILOGO DA INCUBO
Il popolo granata, incredulo, si rianima, in città e in provincia sale vertiginosamente l'entusiasmo per la finale contro la Paganese (che ha nel frattempo liquidato la Spal). All'andata, in casa, di fronte a oltre seimila tifosi (più mille e passa fan campani), la Reggiana gioca la gara perfetta, costruisce palle-gol a iosa ma ne capitalizza solo una, sempre con Ingari.
Un vantaggio discreto, ma che non fornisce sufficienti tutele in vista del return match di Pagani, preceduto da un clima infuocato (anche per alcuni episodi di violenza consumatisi tra le opposte fazioni all'andata).
E difatti come è finita, purtroppo, lo sappiamo tutti. Ora, in attesa di un possibile rispescaggio, inizia un capitolo nuovo. Ufficialmente, almeno per il momento, ancora in serie C2.

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